Firenze: la Nona energica di Gatti
Come da tradizione il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino sigilla l’anno 2022 con l’immancabile e tanto atteso concerto di San Silvestro. Protagonista, nella splendida sala Zubin Mehta, la consueta Sinfonia n. 9 in re minore op. 125 per soli, coro e orchestra di Ludwig van Beethoven quest’anno sotto la guida di Daniele Gatti, direttore principale del teatro.
La bellezza di questa monumentale pagina, pietra miliare della storia della musica di cui sono stati scritti saggi memorabili e spese parole elogiative fin dal suo primo apparire, ce la fa rivivere la musicologa Katiuscia Manetta nella guida all’ascolto che il teatro fiorentino è solito fornire prima di ogni concerto. Operazione culturale degna di nota che permette allo spettatore di apprendere la genesi, il contesto storico, aneddoti e curiosità dei brani in programma che di lì a poco ascolterà. È così che la dottoressa Manetta, con dovizia di dettagli e sapiente retorica divulgativa appassiona il pubblico anticipando i contenuti di una delle sinfonie più rivoluzionarie mia scritte.
Al di là delle coraggiose innovazioni formali dello sperimentalismo di Beethoven che porta a ripensare e ampliare la struttura sinfonica classica inserendo nell’ultimo movimento anche la voce umana, il testo di Frederich con Schiller dell’Ode alla gioia appare a distanza di duecento anni ancora attuale e necessario per riflettere sul tema della fratellanza, della gratitudine, del rapporto con l’assoluto in cui al testo denso di spunti filosofici si associa, non a caso, una melodia estremamente orecchiabile.
L’apparente innocenza del celebre inno beethoveniano è degna conclusione di un percorso che vede prima di sé tre movimenti in cui il genio di Bonn pare riassumere tutta la sua vena creativa come una degna conclusione del suo immenso e travagliato percorso artistico e umano. Una vera e propria esortazione all’umanità il cui testo di Shiller viene introdotto da Beethoven stesso col testo «Fratelli, non più queste melodie! Intoniamo canzoni più liete, piene di gioia».
Questa gioia emerge in modo prorompente dalla bacchetta di Daniele Gatti che, complice la generosa acustica della sala, restituisce sonorità e una concertazione vigorosa.
Sin dall’attacco, infatti, Gatti imposta una lettura rapida nei tempi alla quale né il pubblico né le maestranze paiono abituati.
All’ispirazione poetica di certe frasi, soprattutto nel paradisiaco terzo movimento, Gatti impone una visione risoluta, mettendo in luce nel primo movimento la frammentarietà della scrittura beethoveniana così come nel secondo movimento cerca di imporre una febbrile tensione non sempre assecondata dall’orchestra.
Il dinamismo di Gatti culmina nell’ultima parte della Sinfonia in cui la splendida compagine corale, caratterizzata da una pasta sonora estremamente compatta e ben istruita dal maestro Lorenzo Fratini, è impreziosita da un quartetto vocale equilibrato.
Se il basso Luca Pisaroni declama con eleganza l’inciso iniziale, ad esso si unisce il timbro svettante e ben curato del tenore Maximilian Schmitt. La sezione femminile vede invece protagoniste il soprano Lenneke Ruiten che, seppur leggero, risolve adeguatamente l’impervia scrittura, mentre il mezzosoprano Eleonora Filipponi sfoggia una vocalità tornita che riempie bene l’ampio auditorium.
Pubblico festante al termine di un’esecuzione trascinante e insolita in cui sembrava che orchestra e coro fossero in balia di un naufragio emozionale.
Non ci resta che sperare, ancora una volta, che le moltitudini si abbraccino in una sinfonia che possa restituire pace soprattutto a chi vive ancora nel conflitto.
Gian Francesco Amoroso
(31 dicembre 2022)
Corpo Articolo
La locandina
Direttore | Daniele Gatti |
Soprano | Lenneke Ruiten |
Mezzosoprano | Eleonora Filipponi |
Tenore | Maximilian Schmitt |
Basso | Luca Pisaroni |
Coro e Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino | |
Maestro del Coro | Lorenzo Fratini |
Programma: | |
Ludwig van Beethoven | |
Sinfonia n. 9 in re minore op. 125 |
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