Firenze: le contaminazioni del Rake’s progress
Gli oltre dieci minuti di applausi alla fine della prima rappresentazione (domenica 12 marzo) sono certo il tributo migliore che Daniele Gatti poteva ottenere dalla direzione del Rake’s Progress di Stravinskij, titolo operistico da lui voluto per questo festival di carnevale, dedicato al mito di Faust, al Teatro del Maggio Fiorentino. Certo, ha avuto dalla sua un’orchestra in gran spolvero e un coro (diretto come sempre dall’ottimo Lorenzo Fratini) anch’esso in stato di grazia.
Le compagini del teatro hanno fatto pendant con i protagonisti del cast di questo capolavoro stravinskiano, partitura geniale e densissima di spunti di riflessione, come, del resto, tutta la produzione dell’autore. E dire che Stravinskji ha scritto pochissime opere…Come spesso accade nella musica di Stravinskij, il compositore interpreta in senso novecentesco le convenzioni di stili storicamente precedenti. In questo caso, per sua ammissione, voleva creare un’opera di stile “italiano-mozartiano” e quindi creare una vera opera, con gli elementi strutturali classici: recitativi, arie, duetti, cori. Perfino seguendo i classici rapporti tonali.
E lo fa rielaborando lo spirito del dramma giocoso mozartiano, intrecciando commedia e tragedia, ma fa sentire anche echi dell’opera inglese di Purcell e Haendel, nonché l’Ottocento italiano e non solo, fino a Čajkovskij. Possiamo dire che crea una summa degli elementi tradizionali del genere, adattandoli al nuovo linguaggio. Ecco che allora si sente spesso il clavicembalo (affidato nell’esecuzione a Edoardo Barsotti, ottimo) accompagnare non solo i recitativi secchi o quelli accompagnati, ma anche altre parti dell’oopera, come ad esempio le entrate di Nick Shadow (baritono), contrassegnate da un arpeggio del clavicembalo. Meraviglioso Vito Priante nel suolo di questo diavolo in incognito. Certo l’uso, voluto, volutissimo, di un libretto in lingua inglese (omaggio a quella terra, gli Stati Uniti, che lo aveva accolto e dato anche la cittadinanza), che gli era stato scritto da Mystan Hugh Auden e Chester Kallman, ha avuto un ruolo nel rivestimento musicale: la prosodia e la metrica dell’inglese sono diverse da quelle della lingua italiana. Ma il risultato è ottimo, risolto anche con numeri chiusi brevissimi e, diversamente da altre partiture stravijnskiane, da una tavolozza sonora più sobria, soprattutto nelle sezioni degli ottoni e delle percussioni. Gatti, con l’ottima orchestra del Maggio, ha restituito la partitura alla perfezione e il cast è stato all’altezza: in particolare preme segnalare Sara Blanch (interprete di Anne Truelove), che ha ricevuto anche aplausi a scena aperta, già dalla cabaletta “I go to him” del primo atto. Bravi e apprezzati anche Matthew Swensen (Tom Rakwell), il già citato Vito Priante, Adriana Di Paola (Baba la turca), James Platt (il padre Truelove), Mother Goose (Marie-Claude Chappuis) e anche i ruoli minori. A valorizzare le capacità sceniche del cast e del Coro è stata fondamentale la regia di Frederic Wake-Walker, che con il suo team ha voluto dare, come aveva dichiarato in conferenza stampa, una grande importanza all’aspetto visivo dell’opera: “Dal mio punto di vista l’evoluzione del protagonista, Tom, è un vero e proprio viaggio di distaccamento” aveva detto “Tom Rakewell si disconnette dalla natura, dall’amore e anche da sé stesso; alla fine dell’opera egli avrà davvero perso ogni cosa. L’opera è tragica, sviluppandosi dietro alla storia di questo giovane uomo e alla sua caduta, ma è anche incredibilmente divertente e godibile, come se fosse una strana e bellissima fusione di tragedia e commedia.” Aveva anche annunciato riferimenti alla contemporaneità di questo tipo di lettura della storia: “Oggi quest’opera ha davvero un significato forte: è una storia di disconnessione. Credo che il nostro sistema capitalistico, soprattutto con la tecnologia, ci ha disconnesso da noi stessi e dalla natura. Questa produzione vuole dunque criticare singolarmente questi elementi delle nostre vite”. Così sono stati usati schermi, video e animazioni per la scenografia, dall’ ambiente simil-bucolico del mondo di Anne e suo padre Trulove, a un ambiente più digitale e artificiale per Londra, città “immorale e corrotta”, ma anche parte di questo mondo digitale ‘disconnesso’ nel quale adesso viviamo.
Quindi anche la regia rispecchia quello che Straninskij ha fatto con la musica: ha acquisito elementi storici e li ha inseriti in quelli contemporanei. Wake-Walker ha fuso elementi visivi settecenteschi, del ventesimo secolo e anche dal mondo contemporaneo: plastica – anche in alcuni costumi (tutti molto azzeccati, firmati, come le scene da Anna Jones)-, corrieri con pacchi di ogni tipo e dimensione, compreso il grande scatolone che rappresenta la portantina in cui arriva Baba la Turca. Qualche licenza il regista se la è presa, come presentare Baba la turca, che sempre viene definita anche “la donna barbuta” senza barba, ma calva. Il sense of humour inglese si è percepito perfettamente e il pubblico non ha solo apprezzato l’esecuzione musicale, ma ha dimostrato anche di divertirsi. E in un momento come questo per il Maggio, possiamo dire che sia un elemento ancor più positivo.
Donatella Righini
(12 marzo 2023)
La locandina
Direttore | Daniele Gatti |
Regia | Frederic Wake-Walker |
Scene e costumi | Anna Jones |
Luci | Charlotte Burton |
Video | Ergo Phizmiz |
Personaggi e interpreti: | |
Tom Rakewell | Matthew Swensen |
Anne Trulove | Sara Blanch |
Nick Shadow | Vito Priante |
Baba the Turk | Adriana di Paola |
Father Trulove | James Platt |
Sellem | Christian Collia |
Mother Goose | Marie-Claude Chappuis |
Keeper of the Madhouse | Matteo Torcaso |
Voices | Giovanni Mazzei, Constanza Antunica, Antonia Fino, Nadia Pirazzini |
Orchestra e coro del Maggio Musicale Fiorentino | |
Maestro del Coro | Lorenzo Fratini |
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