Londra: un Ur-Boris perfetto
Il Boris Godunov torna al Covent Garden nel revival della produzione del 2016 di Richard Jones, in coproduzione con La Deutsche Oper Berlin. Due ore e dieci minuti senza intervallo di assoluta potenza musicale. La magnifica direzione del direttore tedesco Marc Albrecht, alla guida di una ispirata Royal Opera Orchestra, ha proposto la prima versione dell’opera di Musorgskij come il compositore l’aveva pensata nel 1869.
Il libretto, basato sul dramma Boris Godunov di Aleksandr Pushkin, narra del cosiddetto “Periodo dei torbidi” in Russia, ossia l’interregno anarchico precedente alla dinastia dei Romanov e che seguì alla fine della dinastia dei Rjurik. La storia dello zar Boris Godunov si dipana nella avvincente e scurissima partitura orchestrale di Musorgskij attraverso largo uso di Leitmotif, magnifici canti ortodossi ecclesiastici e cori impetuosi.
La direzione di Marc Albrecht e il coro della Royal Opera hanno reso autenticamente l’atmosfera rutena catapultandoci senza compromessi nella Russia del sedicesimo secolo.
La meravigliosa produzione di Richard Jones va diritta al punto.
Jones si focalizza sul tormento e il senso di colpa, tipicamente shakespeariano, che affligge Boris colpevole di aver fatto uccidere il giovane Dmitrij, il vero erede al trono. La splendida scenografia di Miriam Buether e i bellissimi costumi di Nicky Gillibrand non delineano un periodo specifico, tuttavia non rinunciano ad offrire uno spettacolo visivamente grandioso.
Il palcoscenico è diviso in due parti contrastanti: una superiore, che ripropone sistematicamente tre figure vestite di nero che tagliano la gola del ragazzo erede al trono, e una inferiore dove siede lo zar Boris, in cui si muovono le masse oppresse dalla sofferenza della carestia e dove si svolgono la maggior parte delle azioni.
Analogamente alla produzione del 2016, il ruolo di Boris è affidato a Bryn Terfel che realizza un elettrizzante capolavoro interpretativo. Il basso-baritono gallese dà vita a un personaggio tormentato fin dalla sua incoronazione.
Terfel sa essere contemporaneamente un padre tenero ed affettuoso con il figlio, ma allo stesso tempo uno zar impietoso. Tuttavia, il senso di colpa non lo abbandona mai e a Terfel basta uno sguardo per gelare la sala e comunicare tutto il suo supplizio.
Se proprio si volesse trovare un piccolo difetto alla prestazione di Terfel si potrebbe notare che la voce con il passare degli anni è diventata più secca.
Il confronto sul piano puramente vocale con il bravissimo basso-baritono Matthew Rose, nel ruolo del monaco Pimen con cui nella scena finale Boris condivide il palcoscenico, è favorevole a Rose più che a Terfel.
Il resto del cast composto soprattutto da cantanti britannici è stato all’altezza di una produzione che ha saputo caratterizzare tutti i personaggi secondari: dal simpatico monaco mendicante di John Tomlinson all’Innocente di Sam Furness che ha cantato con grande sensibilità.
Convincente anche la prestazione del tenore inglese David Butt Philip nei panni del falso Dmitry.
Sul finale calorosi applausi per tutti e ovazioni per Bryn Terfel.
Thomas Gobbetti
(19 giugno 2018)
La locandina
Direttore | Marc Albrecht |
Regia | Richard Jones |
Scene | Miriam Buether |
Costumi | Nicky Gillibrand |
Lighting designer | Mimi Jordan Sherin |
Movimenti | Ben Wright |
Personaggi e Interpreti | |
Boris Godunov | Bryn Terfel |
Principe Shuisky | Roger Honeywell |
Varlaam | John Tomlinson |
Pimen | Matthew Rose |
Grigory Otrepiev | David Butt Philip |
Andrei Shchelkalov | Boris Pinkhasovich |
Xenia | Haegee Lee |
La balia di Xenia | Fiona Kimm |
Missail | Harry Nicoll |
Ostessa | Anne Marie Gibbons |
L’Innocente | Sam Furness |
Nikitich | Jeremy White |
Mityukha | Adrian Clarke |
Guardia di frontiera | Alan Ewing |
Boiaro | Christopher Lemmings |
Royal Opera Chorus | |
Orchestra of the Royal Opera House | |
Maestro del coro | William Spaulding |
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